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Amicainoabele

“Non voglio la morte del peccatore, dice il Signore, ma che egli si converta e viva” (Ezechiele, 33 II)

Il Cantico dei Jailer

20161119_milano_2Contro di Noi la macchina ha vinto. 40 a zero senza palla al centro.

Frantumati a terra dal pistone, ora ingrassiamo il meccanismo nella maniera più economica.

Sono quelli come noi che vengono schiacciati, irreversibilmente o quasi, da tutti i denti della Piovra somigliante all’Ingranaggio.

È per quelli come noi che l’unico sentiero si ritrova nelle maglie burocratiche, nelle camere segrete degli uffici dell’Adecco. Costretti a stipulare sodalizi con tutti gli assistenti, e gli psico-specialisti, e con quelli dotati di martelli siamo incatenati da stringenti sposalizi. se solo vogliamo consolarci illuderci che dalle loro mani sgorghino dei timbri per la nuova libertà.

Siamo noi quelli dietro al Muro.

E scambiamo il lavoro per una possibilità,

la strada per andare a lavoro per una autostrada di opportunità.

Ritagliamo in mille versi,

tutte quelle carte che ci abilitano a vivere,

in cui c’è scritto il nostro nome in grande, a ricordarci le carriere da indefessi servitori, a rinnovarci come olio che si sfrutta ad ingrassar la Macchina.

Non ci servono divieti, interamente diventati gli sbirri di noi stessi, pur di stare fuori ci inventeremmo un fosso pieno di verdure, da raccoglier per un mese, a 4 centesimi.

Nel dovere degli altri, 99,99% rispetto al nostro numero, noi fingiamo gioie immense, quando lo assumiamo.

Siamo noi i Riabilitati. Impacchettati interi alla fine delle Arie da cortile, pronti e consegnati alla fame del mercato. Noi lo serviamo bene. Noi sì che siamo olio. Di quello più fragrante.

Quando esco un’altra volta, nel pacchetto della legge, se so calibrarmi tra le nefandezze cattedre, si presentano ceffi prima sconosciuti, che nelle arroganti penne, oscurando il mio potere,

per iscritto dicono che posso assomigliare a quelli come Voi.

Ma voi chi cazzo siete? E a cosa vi volgete?

Possibile che il desiderio forte, assunto dalla nascita, di preservarci un po’ diversi, adesso parla in atri toni, bisbigliando forte: < Cercati un lavoro, fatti contrattare, imprigionati nei compiti e nelle lezioni, guadagna sicurezza, diventa un professionista, allontanati dal carcere, stai fuori il più possibile, mettiti a 90, mortificati tutto, ma non rientrare in carcere, fallo seriamente>

Stai lontano dalle mura, meglio la morte nelle fabbriche e la neve per le strade che la tua galera.

Zitto sugli autobus, a lavorare fitto, con la faccia triste, nascondi sempre ogni traccia di sereno, stai cementato nel Parcheggio. Tutti come Voi. Tutti come voi.

Ha vinto l’Ingranaggio, la partita più importante, riducendo il nostro essere al bisogno di esser come voi, pur di uscire subito, sebbene pensavamo di aver giocato altrove, il campionato delle macchine ora tiene per le palle. Pur di stare fuori! piegati totalmente alla legge societaria.

O abbiam vinto noi, che tanto stiamo fuori da ogni serie di circuiti, anche se soltanto simbolicamente?

NO! È una stronzata immensa!

Il bunker dream venduto dal Ventriloquo 21 ci si è intromesso nelle vene,

e con 20 anni nelle pene, siam costretti ad emularvi,

pur di sentire

anche minimamente la Speranza dello scarto,

che pure restino solo briciole

se sanno alimentare la residua forza di chi può esser nulla, simulando di esser Voi.

la fiducia è alta verso una magia che rompa la maledizione,

faccia un’insurrezione e ci porti ad esser, nuovamente Noi.

Matteo Gorelli, 2017

 

Fotografia di Federica El Mehrath

Manifesto pessimista di M.G.

Un disfattista pessimista etero-fascista nihilista menefreghista finto altruista,

colmo del suo unico punto di vista, rappreso e gonfio nella sua provvista,

tronfio nell’ ego che s’ accresce mentre demolisce

assediato dalla diffidenza, dalla malvivenza e dalla maldicenza

svuotato da un qualunque tipo di ideale, esperto in tuttologia,

senza lotta né resistenza, senza moti di sopravvivenza, morto nella trascorrenza,

figuriamoci se di vita fatta d’ interdipendenza, comunione, comprensione,

accompagnamento portatore della propria e dell’ altrui essenza.

Donne si concedono a maschi soggetti-macchina allontanati dai sentimenti.

Uomini mutilati, soggiogati dai loro respiri repressi da  produzioni senza fiato:

tappe non credute, ottenimenti di materiali-miserie, acquisti di case prigioni,

matrimoni ossessi, figli come toppe di coppie, lette non assaporato, cibo sprecato.

perpetuo rimandare lo Spazio, ad un dopo immaginato, atteso, voluto non voluto,

di un tempo liberato (dentro un tempo che in origine  non era  incatenato), che sarà poi il luogo di uno sfogo ansioso, di un vivere organizzato al massimo grado, perciò ormai decantato(decaduto),sbiadito, sciupato, diventerà un frammento malvagio di quello sfogo vomitato, se qualcosa in quel tempo sovra significato andrà storto e fuori dal tracciato.era l’ultimo residuo di spirito di quell’uomo estremamente funzionalizzato.

Le mie parole avranno valore.

Saranno il manifesto dell’ epoca del consumo malato, che ingrati figli disorientati ha generato, ricercatori di antiche fedi, senza senso del Noi, che hanno per tanto desiderato un benessere non esistente, basato e costruito sulle spoglie di un altro fratello che non è stato amato.

Perché la tensione al Bene, il concetto di esso, la sua iniziale capienza, saranno state trascurate come le priorità di procurarsi sostentamento di un individuo nato in un mondo già scontato, non guadagnato, sputato-idealizzato, vissuto come trampolino per cercare Qualcosa da trovare in quel tempo immaginato su di un verde prato.

Mentre al cuore manca quel balsamo che potrebbe donare solo un fratello dimenticato, che paradossalmente viene incaricato di sopportare morte per regalare al Quel tempo: spirito artificiato, di uno spazio edulocorato, di un bastardo dentro che nella falsa rettitudine di ricercare sé stesso e di trovare il suo senso, spende tutto se stesso volgendo ogni cosa al suo masturbamento.

Manifesto pessimista di un’ era tragica  assolutista

 o meglio

 Manifesto vs me stesso figlio del secolo addormentato: XXIII

Il canto del mio Dolore M.G.

Non inquinare il tuo pianto col tabacco,

abbi il coraggio di traversare il tuo dolore,
meschino uomo che
parli di draghi e ti travesti da vietta.
Abbi quel coraggio.
Quando tu, oh Dolore, sei con me
io sento la mia coscienza
più vicina che mai
ed è allora che non mi sento ancor perduto.
Nella quotidianità qualunque sento qualcosa che manca
e quanto tu, oh Dolore, torni
allora capisco cosa non c’era
cosa mi faceva percepire falsità.
Benedetta sia in ogni luogo
l’afflizione per un male dato,
al peccatore sia concessa la conversione.
 Quando sento il vibrar di pelle
io mi fermo.
E’ giunto il tempo
la mia anima si eleva,
cerca qualcosa di meno carnale,
io canto e canto di dolore
perchè so
che vengo ascoltato.
Lo so, non c’è bisogno di prova o misurino.
Come l’amore!
Mica esiste una bilancia per certificarlo!
Eppure è lui che salva sempre.
Eppure non crediamo,
altro che eredi di Tommaso.
E quando canto il mio dolore
so che vengo ascoltato.
Non apro bocca, sono in silenzio,
ma parlo senza voce
e nella sofferenza sono grato, che si creda o no,
se essa trova un luogo di riposo,
il mio spirito tripudia gioia.
E’ quello che ho sempre cercato,
un posto in cui trovar posa,
e se canto il mio dolore, a te, a me, ad ognuno,
senza direzione perchè è una larghezza,
esso si espande,
io vibro, trovo posto
e faccio parte delle cose.
Se faccio parte delle cose, non c’è distacco.
E’ l’unione è un altro dei motori
che da sempre mi ha attivato.
Cantare il mio dolore, senza parlare,
biascicando un mutismo
e un occhio grave ma fiorente,
è il modo in cui mi giungo.
e giungendomi divento circolare,
sono parte dell’anima di tutto,
anche gli oggetti sono emozionanti
e suscitano le mie possibili comprensioni.
Se canto il dolore,
sento il mio Creatore,
non c’è evento possa turbarmi,
perchè esso è parte di me, non fuori,
visto che mi sono giunto,
quindi non mi turbo,
sono insieme.
La mia mistica poesia sarà il ruggito
di un qualunque uomo che sogna solo fratellanza.
M.G.

La libertà M.G.

La libertà non esiste senza relazioni e la libertà ascetica e una libertà che si espande ma non
rifulge se non in se stessa, non esiste nessun sentirsi libero se non attraverso l unione con gli
altri.

-Per me la Ribellione – M. Yes

Per me la ribellione è insita all’uomo.

Cominciando da Adamo. La ribellione è il tentativo di esperienza è il dubbio la discussione. Il vivere sulla propria pelle quella vita che è stata insegnata ma non interiorizzata.

L’uomo come animale di spirito e come essere incompiuto fatica ad accettare qualcosa per vero, un orine costituito, l’esistente già confezionato. Al di là del grado di fiducia individuale, al di là della devozione al passato, alla tradizione, ai padri di vario genere, l’uomo è ontogeneticamente un ribelle, un animale che sfida il tempo per cercare la sua strada, la vocazione che sente spingerli il cuore, l’autenticità di esserci e contribuire davvero, senza le quali la vita risulta indegna, falsata, non opportunamente vissuta.

Il ribelle è colui che cercando di adempiere la propria natura non accetta ciecamente il reale e lo mette in dubbio, interrogandosi sulla giustizia di esso.

Egli può incanalare bene il suo moto di rivolta per controvertire ciò che esiste, in battaglia, in preghiera, in astinenza, in distacco; ma tante volte anche in rabbia, in distruzione in degenerazione e idolatria del senso dentro al non-sense più nascosto,latente.

Ribelli e rivoluzionari hanno segnato il progresso umano della storia della popolazione sin dai tempi più remoti. Attraverso pratiche mai condivise, mai caldeggiate, mai sostenute dai più, tante volte nemmeno dai meno, i veri attingevano ed attingono a quella moralità e a quelle leggi sovrumane che hanno dato forma all’esistere, destituendo il circostante, attaccandolo, ferendolo, cambiandolo.

Da pace a lotta, da scioperi a guerre, i ribelli segnano la storia e cosa più importante, sono colore che garantiscono la possibilità di avere un’alternativa.
Sono i garanti dei libero arbitrio, sia esso verso il bene od il male, custodiscono di generazione in generazione la singola e impossedibile libertà di ogni unico essere.

La mia ribellione è sempre esistita, sono venuto al mondo decostruendo il modo di nascere.Volevo uscire con i piedi e non con la testa. Hanno forzato me e mia madre,e mi hanno fatto uscire come la prassi vuole.

Forse sarei morto, altrimenti, ma questo è un altro discorso e non vi sono certezze. Fin da piccolo ho sempre rifiutato qualsiasi tipo di autorità, soprattutto quelle autorità che esigeva o da me rispetto e riconoscimento senza invece riconoscermi come persona e senza stabilire relazione con me. Ho sempre cercato di difendere quello in cui credevo, manifestazioni e proteste, urla verso le ingiustizie, possibilità di perdermi per garantire la verità che sentivo e vedevo apparire e che talvolta veniva negata dalle autorità che mi accompagnavano lungo la strada. Genitori, insegnanti, maestri allenatori, anziani, preti.

Mantenendo comunque sempre rispetto. Evidenziando comunque la mia alternatività.

Il mio è diventato allora un modo di vivere alternativo, estremamente, respirando all’insegna della diversità, qualunque costo avesse, quando anche fu conformazione senza che io me ne accorgessi e moda. Lo spirito di ribellione e trasformazione è sempre stato però quello che mi ha animato. Ma il mio malessere esistenziale, la mia sensibilità ed il vuoto d’amore erano troppo grandi ed hanno progressivamente scelto me, sostituendosi alla mia coscienza, senza che ne avessi consapevolezza, facendomi muovere verso i loro fini, illudendomi fossi io a scegliere con lo spirito fanciullo e non loro isole arrabbiate.

Riducendomi ad essere schiavo dei desideri subdoli, perdendo il mio candore negli anni, vivendo le delusioni di una lotta che non veniva accompagnata e d’una solitudine che non ero pronto a cavalcare. La mia ribellione è diventata l’esplosione di una disperazione e così come tanti ribelli a mie spese stò imparando la vita, facendo quelle esperienze che non ero pronto ad accettare da altrui consiglio.

Oggi cerco ribellione e spero nella pulizia della mia anima che mi porti ad essere un vero controcorrente che abbisogna la sua e la circostante trasformazione.

M.yes

Carmelo Musumeci – Ergastolo Ostativo l’assassino dei sogni-

Carmelo Musumeci, aveva 36 anni quando, nell’ottobre del 1991 fu catturato dalla polizia. Era il capo di una banda che gestiva i traffici malavitosi in Versilia. Nella sua adolescenza c’erano già riformatorio e carcere minorile. Cresciuto ad Aci Sant’Antonio, aveva conosciuto presto le regole della malavita siciliana e quel farsi giustizia da soli. Un giorno gli spararono sei colpi di rivoltella. “Reagii come sapevo: facendomi giustizia da solo. Le uniche regole a me note erano quelle con cui sono cresciuto”. Così venne condannato all’ergastolo.

E’ stato anche sottoposto al regime 41 bis, in isolamento diurno. Oggi ricorda che lo studio e la lettura gli consentirono di sopravvivere. Scrivendo ha scoperto la sua anima di comunicatore: ne è venuto un libro “Gli uomini ombra” (Gabrielli editori) in cui narra storie vere o romanzate di ergastolani.

Ha trascorso già più di 20 anni dietro le sbarre. Dal carcere di Spoleto è stato recentemente trasferito a Padova. In base a una legge del 1992, è un “ostativo” cioè gli è inibito ogni beneficio penitenziario: niente permessi, semilibertà o affidamento ai servizio sociale. In carcere si è messo a studiare e si è persino laureato: da fuorilegge a dottore in legge con tesi dal titolo “Pena di morte viva”. Venne festeggiato per 12 ore (di permesso) allla Comunità Papa Giovanni XXIII tra i familiari, qualche amico e un orologio inesorabile che scandiva le ore a disposizione per l’evento. Ha poi scritto un secondo libro in cui raccontava quelle 12 ore.

Carmelo Musumeci negli ultimi anni ha pubblicato tre libri, tra memoria e narrativa. L’ultimo in ordine di tempo, una raccolta di racconti dal titolo Zanna blu.

-Carmelo Musumeci dietro le sbarre ci andò con la seconda elementare, da solo ha preso un diploma, poi si è iscritto a giurisprudenza, e senza mai uscire dal carcere nel 2005 conseguiva la laurea breve. Racconta che solo la lettura e lo studio gli hanno consentito di sopravvivere all’Asinara dove ho trascorso un anno e sei mesi in regime di 41 bis, in isolamento diurno. La scrittura di poesie, racconti e favole gli ha fatto scoprire anche la sua anima di comunicatore: ha vinto premi letterari che non ha mai potuto ritirare di persona. Ha scritto due libri per Gabrielli Editori: “Gli uomini ombra” e “Undici ore d’amore” in cui narra il permesso per conseguire la laurea-

Cos’è l’ergastolo Ostativo?
E’ una pena senza fine che in base all’art. 4 bis dell’Ordinamento Penitenziario, mod con Legge 356/92, nega ogni misura alternertiva al carcere e ogni beneficio penitenziario ai chi è stato condannato per reati associativi:

“Pochi sanno che i tipi di ergastolo sono due: quello normale, che manca di umanità, proporzionalità, legalità, eguaglianza ed educatività, ma ti lascia almeno uno spiraglio; poi c’è quello ostativo, che ti condanna a morte facendoti restare vivo, senza nessuna speranza.

Per meglio comprendere la questione bisogna avere presente la legge 356/92 che introduce nel sistema di esecuzione delle pene detentive una sorta di doppio binario, nel senso che, per taluni delitti ritenuti di particolare allarme sociale, il legislatore ha previsto un regime speciale, che si risolve nell’escludere dal trattamento extramurario i condannati, a meno che questi collaborino con la giustizia: per questo motivo molti ergastolani non possono godere di alcun beneficio penitenziario e di fatto sono condannati a morire in carcere.
L’ergastolano del passato, pur sottoposto alla tortura dell’incertezza, ha sempre avuto una speranza di non morire in carcere, ora questa probabilità non esiste neppure più.
Dal 1992 nasce l’ergastolo ostativo, ritorna la pena perpetua, o meglio la pena di morte viva.”

Insomma l’ergastolo ostativo è stare in carcere per tutta la vita, è una pena che viene data a chi ha fatto parte di un’associazione a delinquere e che ha partecipato a vario titolo a un omicidio, dall’esecutore materiale all’ultimo favoreggiatore. Ostativo vuol dire che è negato ogni beneficio penitenziario: permessi premio, semilibertà, liberazione condizionale, a meno che non si collabori con la giustizia per l’arresto di altre persone.
Si continua a parlare di “pentiti”, mentre in realtà si dovrebbero chiamare semplicemente “collaboratori di giustizia”, perché è evidente che la collaborazione è una scelta processuale, mentre il pentimento è uno stato interiore. La collaborazione permette di uscire dal carcere, ma non prova affatto il pentimento interiore della persona. In realtà sono gli anni di carcere, nella riflessione e nella sofferenza, che portano ad una revisione interiore sugli errori del passato. Tutto questo nonostante un sistema carcerario che abbandona i detenuti a se stessi e che non agevola affatto la rieducazione e, nel caso degli ergastolani ostativi, esclude completamente ogni speranza di reinserimento sociale.*
Noi incontriamo ogni settimana decine e decine di persone condannate all’ergastolo, senza speranza, ostative ai benefici penitenziari, persone che sono in carcere dal 1979, ragazzi di 40 anni che sono stati condannati all’ergastolo a 18 anni e che non sono mai usciti, neanche per il funerale del padre. Ragazzi che hanno vissuto più tempo della loro vita in carcere che fuori.

In Italia ci sono più di 100 ergastolani che hanno alle spalle più di 26 anni di detenzione, il limite previsto per accedere alla libertà condizionale. La metà di questi 100 ha addirittura superato i trent’anni di detenzione.
Al 31 dicembre 2010 gli ergastolani in Italia erano 1.512: quadruplicati negli ultimi sedici anni, mentre la popolazione “comune” detenuta è “solamente” raddoppiata

Al 31 dicembre 2010 i detenuti presenti nelle carcere italiani erano 67.961 e quelli in semilibertà poco più di 900 e di questi solo 29 sono ergastolani. 29 su 1.512, a fronte di quasi 100 in detenzione da oltre 26 anni: non esiste, eccome, in Italia la certezza della pena?

Paolo Canevelli, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Perugia ha rilasciato questa dichiarazione:
(…) Per finire, e qui mi allaccio ai progetti di riforma del Codice penale, non so se i tempi sono maturi, ma anche una riflessione sull’ergastolo forse bisognerà pure farla, perché l’ergastolo, è vero che ha all’interno dell’Ordinamento dei correttivi possibili, con le misure come la liberazione condizionale e altro, ma ci sono moltissimi detenuti oggi in Italia che prendono l’ergastolo, tutti per reati ostativi, e sono praticamente persone condannate a morire in carcere.
Anche su questo, forse, una qualche iniziativa cauta di apertura credo che vada presa, perché non possiamo, in un sistema costituzionale che prevede la rieducazione, che prevede il divieto di trattamenti contrari al senso di umanità, lasciare questa pena perpetua, che per certe categorie di autori di reato è assolutamente certa, nel senso che non ci sono spazi possibili per diverse vie di uscita.
(Roma 28 maggio 2010, intervento al Convegno Carceri 2010: il limite penale ed il senso di umanità).

Aldo Moro nelle sue lezione universitarie avvertiva gli studenti, ma forse anche il legislatore e i politici:
«Ricordatevi che la pena non è la passionale e smodata vendetta dei privati: è la risposta calibrata dell’ordinamento giuridico e, quindi, ha tutta la misura propria degli interventi del potere sociale, che non possono abbandonarsi ad istinti di reazione e di vendetta, ma devono essere pacatamente commisurati alla necessità, rigorosamente alla necessità, di dare al reato una risposta quale si esprime in una pena giusta». 

Da tanti anni Carmelo scrive su un diario giornaliero che viene inserito nel sito  www.carmelomusumeci.com 

Per far conoscere al mondo dei ” vivi ” cosa pensa e cosa vive un ergastolano.

” In questi giorni ho continuato a scrive non più da prigioniero, ma da uomo libero, perchè mi hanno concesso tre giorni di permesso premio presso la casa di Accoglienza ” piccoli passi ”  a Padova

12/05/2014
Mi hanno concesso tre giorni di permesso premio, sempre presso la casa di Accoglienza “Piccoli Passi” qui a Padova. Uscirò alle ore 9 di giovedì 14 maggio e rientrerò il 16 maggio alle ore 18. E potrò uscire dalla Casa di Accoglienza dalle ore 9 alle ore 13 di ognuna delle tre mattine. Non mi sembra vero che starò tre giorni lontano dall’Assassino dei Sogni, però spero che il prossimo permesso me lo daranno a casa perché bisogna guardare avanti e mai indietro. Adesso il mio peggiore nemico è il tempo, un nemico che non posso battere. Ed ho paura che non avrò il tempo per rimediare qualcosa della mia vita, per fare felice le persone che amo.

13/05/2015
Domani uscirò.
E sono terrorizzato e felice nello stesso tempo, perché è difficile sentirsi liberi se hai disimparato ad esserlo.
Non so perché ma il mondo là fuori mi fa un po’ di paura, forse perché la prigione è un posto così brutto che alla lunga ti fa abituare all’infelicità.
Ho sempre sognato di riprendermi la vita che l’Assassino dei Sogni mi stava rubando.
E in questi ventiquattro anni di carcere mi sono sempre chiesto com’era il mondo là fuori.
Sono rimasto molte notti a guardare fuori dalle sbarre della mia finestra e fantasticare su cosa avrei fatto se un giorno fossi uscito per qualche ora.
E domani lo saprò.
Per un prigioniero non è facile esprimere i sentimenti.
Ed ho imparato a vedere ciò che il mio cuore nasconde dentro di sé e ho capito che si vergogna di confidarmi che ha paura della libertà.

14/05/2015
In carcere con il passare degli anni muori dentro e incominci a non sentire più nulla.
Dopo ventiquattro anni di carcere ho passato la mia prima giornata da uomo libero e non so descriverla, forse perché è più facile spiegare la sofferenza che la felicità.
Posso solo dire che questa mattina quando sono uscito dall’Assassino dei Sogni c’era un bel cielo blu sopra il mio cuore e sopra la mia testa.
E sto provando sensazioni e sto vedendo cose che credevo non avrei mai più visto e sentito.
Sto sentendo rumori che non sentivo da ventiquattro anni, come quello dei bicchieri e delle tazzine al bar.
E sto vedendo degli alberi e dei bambini che camminano.

15/05/2015
Questa notte il mio cuore ha toccato le stelle.
E non si è mai sentito così in alto.
Dopo ventiquattro anni di carcere sto passando la seconda notte da uomo libero.
La notte è chiara.
E c’è la luna.
Fuori dalla finestra non vedo le sbarre né il muro di cinta.
Mi sembra di essere in un altro mondo, o probabilmente in un altro universo, o semplicemente sto sognando di essere nel paradiso degli ergastolani.
Sono felice.
Vedo la mia compagna accanto a me che sta dormendo.
Nessuno può entrare nel dolore di un altro, neppure chi ti ama.
Eppure lei in tutti questi anni c’è sempre riuscita.
Poche volte mi sono sentito così felice.
E vorrei che questa notte non finisse mai.

16/05/2015
Ultimo giorno da uomo libero.
Questa sera dovrò lasciare la libertà alle mie spalle.
E ho la sensazione di essere già di nuovo dentro, forse perché è difficile sentirsi liberi se sai di non esserlo.
La libertà mi sta accarezzando la mente.
E poi il cuore, o forse prima il cuore e poi la mente, ma non abbastanza da farmi stare bene perché sto già pensando al ritorno.
Sto cercando di fare una scorpacciata di baci e carezze dalla mia compagna e da mia figlia perché l’amore è come un eco e spero che questa sera mi ritorna indietro, quando sarò di nuovo sepolto vivo nella mia cella.
In mezzo alla gente mi sto sentendo diverso.

Penso che le persone lo notino.
E credo che sentano persino l’odore di galera, di ferro e cemento dell’Assassino dei Sogni che mi porto addosso.

17/05/2015
Questa mattina mi sono svegliato di nuovo nella mia cella, nel mondo dei morti viventi.
Molte persone si adattano al carcere e in questo modo finiscono per diventare prigionieri di se stessi.
Per fortuna, o per sfortuna, a secondo i punti di vista, io mi sono sempre sentito un estraneo al carcere.
E non sono mai riuscito ad adattarmi.

Intervista su Radio24 – Parole del senatore Luigi Manconi Abolire il carcere-

-Buongiorno senatore, lei insieme a Stefano Anatasia,Valentina Calderone e Federico resta, ha scritto questo libro per chiare lettere dal titolo molto provocatorio  senatore… “ABOLIRE IL CARCERE” perchè abolire il carcere? –

– Intanto non c’è nulla, davvero nulla di provocatorio, è un programma molto razionale, fondato sull’idea che ho sentito prima esprimere dalle sue ospiti Claudia Francardi ( vedova di Antonio Santarelli) e Sisi Irene ( madre di Matteo Gorelli), che il carcere non serva a nulla, non serva rispetto allo scopo che dovrebbe perseguire secondo la costituzione, cioè – Rieducare i condannati- ma soprattutto non serve a garantire la sicurezza dei cittadini. Non c’è proprio nulla di buonista in ciò.

Le faccio presente due dati: quanti scontano interamente la propria pena in una cella chiusa fino alla conclusione della pena, tornano a delinquere nel 70% dei casi cioè 7 su 10 sono recidivi; Quanti scontano la pena in  misure alternative tornano a reiterare il reato nel 20% dei casi. In questa incomparabile distanza tra le due percentuali, noi possiamo valutare l’inutilità del carcere come luogo chiuso che ha l’effetto micidiale di riprodurre all’infinito crimini e criminali.-

– Che soluzione alternativa lei propone Manconi?  perchè una punizione va scontata. In quale regime?-

– Guardi le punizioni non vengono in nessun modo qui messe in discussione. Se si commette un reato la sanzione ci deve essere. Deve essere come lei ha giustamente ribadito – certa-  deve essere soprattutto però – efficace- cioè deve impedire che il reato venga ripetuto ed abbia il risultato di offrire al condannato una qualche alternativa. Allora io ho già parlato di quelle che sono le misure alternative, già presenti nel nostro ordinamento, per esempio la detenzione domiciliare, che da risultati così positivi nell’impedire la ripetizione dei reati. Quanto hanno detto prima le signore Claudia Francardi e Sisi Irene, sono la più efficace, la più illuminante, ragionevole, intelligente giustificazione del nostro discorso, perchè le voglio dire, il caso della signora Claudia e della signora Irene, non è un caso unico, centinaia e centinaia di persone in Italia stanno vivendo quell’esperienza. Le faccio un altro esempio: ma noi pensiamo veramente che le migliaia e migliaia di detenuti tossicodipendenti debbano stare in carcere? io penso che debbano stare altrove, in qualunque altro posto fuori che in carcere.-

– Senatore Manconi, sa che una parte dell’opinione pubblica pensa invece il contrario, ovvero che non ci sia più una certezza della pena e che le pene non vengano portate a termine, che ci sia un pò troppo buonismo. Lei invece propone il contrario-

– Perchè si pensa che la sola pena possibile, addirittura immaginabile sia la cella chiusa. Io penso che per esempio per tutti i reati che hanno a che vedere con l’amministrazione pubblica, siano estremamente più efficaci misure interdittive, misure che impediscano la continuazione di un’attività legata allo stato e agli enti pubblici, penso che siano estremamente più efficaci, per una serie di reati, la prestazione di attività socialmente utili, quelli che oltretutto, hanno il positivo effetto di restituire qualcosa alla collettività. Dunque il vero problema è esattamente questo. Se riusciamo ad immaginare che vi sia un ventagli molto ampio e molto differenziato di pene, tutte capaci di applicare una sanzione punitiva, che non si riducano a quella sola forma che siamo abituati a considerare, cioè la cella chiusa. E’ tutto qui.-

Monologo sull’amore- Beautiful mind

” Ho sempre creduto nei numeri,nelle equazioni e nella logica che conduce al ragionamento,ma dopo una vita spesa nell’ambito di questi studi, io mi chiedo cos’è veramente la logica? chi decide la ragione?

La mia ricerca mi ha spinto attraverso la fisica, la metafisica, l’illusione… e, mi ha riportato indietro, e ho fatto la più importante scoperta della mia carriera… la più importante scoperta della mia vita.

E’ soltanto nelle misteriose equazioni dell’amore che si può trovare ogni ragione logica.

Perdono Il Killer di mio marito – Articolo su l’espresso

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